Una volta per tutte.
Il Parlamento non è un villaggio vacanze. Indignamoci di tutto, anche che a Montecitorio non danno un surviving (sic) kit, ma poi si cominci a lavorare, se si vuole mantenere una certa credibilità istituzionale. Temo che dopo infinite discussioni su limiti di mandati o su taglio degli stipendi, ci siamo dimenticati che la politica è un mestiere, che comporta oneri consistenti. Trasloco e nuovo affitto a Roma, presenza a tempo pieno nelle istituzioni, conoscenza delle materie trattate. Sono costi ingenti, in termini di tempo ma anche e soprattutto di denaro. E' per questo che in linea di principio erano stati pensati i rimborsi e gli stipendi parlamentari: per permettere a tutti, anche ai meno abbienti, di esercitare un loro diritto.
Invece no, nel movimento dilaga una retorica pauperista da discount. Nel blog Roberta Lombardi, capogruppo del M5S, scrive che non ci sarà tempo per le interviste, perché i deputati sono troppo impegnati a cercare casa o a barcamenarsi con precedenti professioni, figli a casa, corsi universitari. Posto sul divano, ostelli e monasteri, noleggio furgoni. Madri e mariti che allattano i figli alla Camera. Sono immagini che in un primo momento possono anche suscitare tenerezza. Poi ti ricordi che sono in Parlamento, e che percepiscono uno stipendio per quello. A quel punto le lamentele diventano paradossali, dato che tutte le normali famiglie hanno gli stessi problemi, ma vanno avanti senza diarie e stipendi parlamentari.
Grillini: cadete dalle nuvole, il prima possibile. Fare politica non è più un passatempo per il vostro canale youtube. Siete al lavoro, e vi stiamo pagando noi.